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La 1 Guerra Mondiale 24/05/1915
Testi a cura di Giovanni Tordone  maggiori info autore

"Soldati di terra e di mare! L'ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata. Seguendo l'esempio del mio Grande Avo, assumo oggi il comando superiore delle forze di terra e di mare con sicura fede nella vittoria che il vostro valore, la vostra abnegazione, la vostra disciplina sapranno conseguire. Il nemico che vi accingete a combattere è agguerrito e degno di voi. Favorito dal terreno e dai sapienti apprestamenti dell'arte, egli vi opporrà tenace resistenza, ma il vostro indomito slancio saprà di certo superarlo. Soldati! A noi la gloria di piantare il tricolore d'Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra. A noi la gloria di compiere, finalmente, l'opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri. 

    Gran Quartiere Generale, 24 maggio 7915. 

                         Vittorio Emanuele III Re d'Italia." 

Allorché l'Italia il 24 maggio 1915 dichiarò guerra all'Austria, il primo conflitto mondiale era già in atto dal 28 luglio 1914. La scintilla che diede fuoco alle polveri scoccò il 28 giugno 1914 a Sarajevo con i colpi di pistola che provocarono la morte dell'erede al trono dell' impero austro-ungarico e di sua moglie. Il 28 luglio successivo l'Austria dichiarò guerra alla Serbia. Nel frattempo prendevano l'avvio le mobilitazioni russa e francese. Il l' agosto si ebbe la dichiarazione di ostilità della Germania contro la Russia, seguita il 3 agosto da quella contro la Francia. L'Inghilterra fu l'ultima ad entrare nel conflitto e cioè quando fu certa che Francia e Russia erano totalmente impegnate. L'Italia, legata da un patto di alleanza all'Austria e alla Germania, dichiarò la sua neutralità non rientrando le ragioni della guerra negli obblighi previsti dagli accordi che andavano sotto il nome di "Triplice Alleanza".
 
Pertanto alla data 4 agosto 1914 gli schieramenti tra i belligeranti risultavano cosi composti: da una parte gli imperi centrali Germania e Austria-Ungheria, cui si unirono successivamente Turchia e Bulgaria, dall'altra Russia, Francia, Inghilterra, Belgio e Serbia alle quali si unirono gli Stati Uniti d' America e quindi la Romania, il Giappone, il Portogallo, la Cina. Il 24 maggio 1915, rompendo gli indugi, il re Vittorio Emanuele III inviò alla nazione un messaggio con il quale annunciava l'intervento dell'Italia in guerra a fianco della Francia e dell'Inghilterra e che venne accolto con entusiasmo dalla quasi totalità dalla pubblica opinione. 
 
E' il 4 novembre 1918, dopo oltre tre anni di cruenti battaglie, veniva diramato quello che non fu veramente l'ultimo bollettino di guerra ma ciò che ha consacrato nel tempo la nostra vittoria: "La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, Duce Supremo, l' Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, inizio il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata, il 24 dello scorso ottobre, ed alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una czeco-slovacca ed un reggimento americano contro 73 divisioni austro-ungariche, è finita. 
  
La fulminea arditissima avanzata del 29° corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della 7° Armata e ad oriente da quella delle l' e 4; ha determinato ieri lo sfacelo totale del fronte avversario. Da Brenta al Torre, l'irresistibile slancio della 12; dell'8; della 10° Armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta 3° Armata, anelante di ritornare nelle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'esercito austro-ungarico è annientato; esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento: ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e depositi; ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 prigionieri con interi stati maggiori e non meno di 5.000 cannoni.. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. DIAZ" 

Testi tratti dal libro Sull'Altare della Memoria
 
 

 
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